Match ball texano: istruzioni per l’uso dell’UsaGp

Chiamatelo pure match point, anche se per Kimi non sarà facile fare 23 punti in più del suo compagno. La Formula 1 arriva in Usa per la seconda e non ultima (resta Las Vesag) volta qust’anno, Comincia in Texas il trittico amercano (Nord, Centro e Sud) che con ogni probabilità assegnerà il titolo a Kimi Antonelli (+ 102 su Russell)

Austin apre la tripletta di gare sul continente americano che comprende, oltre all’appuntamento in Texas, quelli di Città del Messico e San Paolo. Il Gran Premio al Circuit of the Americas è inoltre il secondo dei tre eventi che si disputano negli Stati Uniti nel corso della stagione: il prossimo e ultimo appuntamento in calendario sarà infatti quello di Las Vegas.

Istruzioni per l’uso degli Usa

Il Circuit of the Americas ha ospitato 13 edizioni ma questa si distingue dalle precedenti per il gigantesco cappello da cow-boy che d’ora in poi caratterizzerà l’impianto. In Texas si sono disputati 14 GP perché nel 1984 si è corso a Dallas, intorno al Cotton Bowl Stadium. Sono invece 83 i GP andati in scena negli Usa.

  • Per questa edizione del Gran Premio degli Stati Uniti, Pirelli ha scelto la terna di mescole composta da C2 come Hard, C3 come Medium e C4 come Soft, tornando a una selezione già utilizzata in passato dopo l’esperimento del 2025, quando era stato introdotto un salto di mescola tra Hard e Medium.
  • Lo scorso anno, infatti, la C1 era stata designata come pneumatico più duro, ma non aveva trovato spazio in gara. Le squadre avevano privilegiato strategie a una sola sosta, facendo affidamento sulle mescole più morbide, C3 e C4.
  • Rispetto al 2025, il fine settimana torna al formato tradizionale senza Sprint. L’ultima gara breve si è infatti disputata a Singapore. Le scuderie avranno dunque a disposizione tre sessioni di prove libere per lavorare sul bilanciamento delle vetture e ottimizzare i setup su un circuito che non richiede compromessi particolarmente estremi.
  • Il tracciato di Austin, lungo 5,513 chilometri, alterna curve ad alta velocità, rapidi cambi di direzione e sezioni più lente che richiedono elevata trazione. Per essere competitivi occorre combinare una buona velocità di punta con livelli di carico aerodinamico efficienti nei tratti più guidati, un aspetto che assume un’importanza ancora maggiore con l’attuale generazione di monoposto.
  • Dal punto di vista degli pneumatici, il COTA presenta sollecitazioni distribuite su entrambi gli assi. Nel primo settore, caratterizzato da curve veloci e cambi di direzione ispirati ai grandi circuiti europei, gli pneumatici anteriori saranno particolarmente sotto stress. Nel terzo settore, invece, le numerose accelerazioni in uscita dalle curve lente tenderanno a generare degrado termico soprattutto sulle gomme posteriori.
  • La superficie dell’asfalto non presenta livelli di rugosità particolarmente elevati. Un nuovo manto d’asfalto è stato posato quest’anno tra curva 9 e curva 11. Il fenomeno dell’aging nella restante parte del circuito tuttavia continua a essere significativo e contribuisce a generare livelli di usura rilevanti. Proprio l’usura, più che il graining, potrebbe rappresentare uno dei fattori chiave del fine settimana. Già nella passata edizione alcuni pneumatici avevano infatti raggiunto valori di usura molto elevati.
  • L’aderenza della pista è mediamente buona anche grazie all’attività delle categorie di supporto, tra cui la Porsche Carrera Cup North America, gommata da quest’anno da Pirelli. L’evoluzione del tracciato, invece, non è tradizionalmente tra le più marcate del campionato.
  • Sul piano strategico, la presenza della C2 come Hard potrebbe favorire stint lunghi, offrendo alle squadre una valida opzione per impostare una gara probabilmente a una sola sosta. Occorrerà però tenere conto delle temperature elevate che caratterizzano abitualmente il fine settimana texano e che potrebbero aumentare il degrado, aprendo la porta a soluzioni alternative.
  • Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo, il Circuit of the Americas da 5.513 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, il più alto delle 3 piste statunitensi. Ci riesce nonostante abbia appena 6 staccate al giro per meno di 15 secondi di uso dei freni: 4 frenate sono della categoria Hard, 1 Medium e 1 Light.
  • Dalle simulazioni effettuate la curva più dura del Circuit of the Americas per l’impianto frenante è la prima dopo il traguardo: le monoposto vi arrivano a 305 km/h e scendono a 93 km/h in 3,11 secondi durante i quali percorrono 144 metri. Lo sforzo richiesto ai piloti è di 4,3 g e il carico che esercitano sul pedale del freno è di 123 kg. La potenza frenante è invece di 1.760 kW
  • Rispetto al GP Usa 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 lo sforzo richiesto a piloti e freni è inferiore. Alla curva 12 un anno fa i piloti erano soggetti a 4,2 g di decelerazione ed esercitavano un carico di 130 kg sul pedale del freno, mentre quest’anno questi valori dovrebbero essere rispettivamente di 4 g e 110 kg. Si allungano anche gli spazi di frenata, da 126 metri a 166 metri, così come cresce il tempo di frenata, da 2,72 secondi a 3,42 secondi.

I re degli Usa sono Hamilton e Schumi

La strategia più gettonata al Gran Premio degli Stati Uniti dello scorso anno è stata Medium-Soft utilizzata da 13 piloti. Tra quelli saliti sul podio, ha fatto eccezione Charles Leclerc, arrivato terzo, che ha optato per una partenza con gomma rossa che gli permettesse di avere un vantaggio iniziale di aderenza. Solo tre piloti nelle retrovie hanno utilizzato la Hard alla partenza.

Il Gran Premio degli Stati Uniti si è disputato 13 volte ad Austin, ma vanta complessivamente 46 edizioni, andate in scena su sei circuiti differenti. Il pilota più vincente nella storia della gara è Lewis Hamilton, con sei successi, uno in meno rispetto al record assoluto di Michael Schumacher. Tra i costruttori, il primato appartiene alla Ferrari, che può contare su undici vittorie.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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